E’ un pezzo, un gran bel tempo che non posto una riga, ed oggi che ho risolto il problema principale: il pc a tempo, dopo 5-10 minuti la ventola non compiva la magia del rinfrescare la CPU e quindi si spegneva per proteggerla dalla fusione casalinga.
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Riporto un articolo apparso qualche mese fà su di un noto quotidiano, proprio dello store dove lavoro, quello che ha detta di alcuni manager é una Ferrari e per altri, quelli con il conto che talvolta é di sole tre cifre prima della virgola (essendo la percentuale di part-time elevatissima, e non sempre per scelta) é divenuto un posto non più bello e diverso, ma il solito scatolone dove conta fare soldi, anche nel disagio e certe volte anche nel pericolo. Le belle favole non durano a lungo e spesso le maschere cadono. Si vendono bei pensieri come mobili d’occasione; tanto la crisi spinge a doversi accontentare: come clienti prendendo articoli mediocri e facendoseli piacere, come dipendenti perché fuori non é che sia molto meglio, anzi, mi tocca dovere ammettere. E quindi ci si sforza di fare il proprio, come una missione, un dovere, perché nella testa vorremmo essere altro e fare altro, ma purtroppo non possiamo raccontarci favole, la razione propinata dovrebbe più che saziarci, ed allora tutti i giorni portiamo la nostra pagnotta a casa, anche se ora ha un sapore veramente amaro.
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Il moderno precariato ha creato la flessibilità, la versatilità, la diponibilità; ha dato vita a figure multiple: i promiscui, gente capace, che per ottenere un salario a malapena decente, utile a tirare sino alla fine del mese, si trova a fare acrobazie economiche che Tremonti neppure conosce; centellinando e conteggiando e talvolta pregando di un non nuovo record del greggio, o dell’ennesimo rialzo dei tassi da parte della BCE, deve ripiegare le proprie capacità in svariate mansioni sul lavoro e nella vita privata: un tuttofare senza disponibilità ma troppo disponibile!
Un ecceso di richiesta di professionalità che poi viene ridicolarizzato nella produttività, dove il tempo detta ritmi che spesso sono arbitrari e non dettati dalla logica o l’esperienza e ci si trova a dovere contare sulle forze e non sui metodi. Uomini simili a macchine, non elementi per un conseguimento di un idea, ma semplici strumenti per l’attuazione di uno scopo: fatturare!
Le aziende non vivono di aria fritta, ne di belle parole, ne sono ben consapevole. I numeri hanno un’importanza decisamente primaria e non solo rilevante; una delle prime voci che le società in difficoltà si trovano spesso a ritoccare é l’organico. I tagli del personale però in aziende come
Ikea dove si fà cassa e le persone sono già oltremodo rosicate hanno un peso ancor maggiore, e vanno ad incidere sull’operato della forza in corso, sull’umore, nonché sul loro stato di salute.
Lavorare in condizioni non favorevoli porta ad operare in modo grossolano, frettoloso ed impreciso, gli errori in posti dove si movimentano carichi pesanti può in taluni casi sfociare in disgrazie, le fatidiche "tragedie annunciate".
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Ogni estate ha la sua compilation, talvolta trasmessa in radio con un tam tam talmente ossessivo che finisce spesso per sciupare anche belle cose, lo sfinimento da sovra ascolto e il suo passaggio da canzone a tormentone. Ci sono poi le raccolte personalizzate, create ad hoc, talvolta selezionate con certosina cura, ogni mega in quel cd vergine viene centellinato per una traccia giusta, nessuno spreco; si parte dall’ambiziosa speranza di trasferire tutto l’archivio mp3 presente sull’ hard disk in un cd e poi a scremare sino ad ottenere il disco che può partire da qualsiasi punto e che spazia tutti i nostri stati d’animo. Si confeziona un cd spesso quasi all’apparenza anonimo, un identificativo forfettario: "il cd delle mie vacanze 2008" scritto con il primo pennarello che ci passa tra le mani gettando occhio alla scrivania, nessun fronzolo, carattere word stiloso, copertina d’effetto: solo contenuto!
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Aggiorno oggi il blog con un post, ermetico e scarno, alla fine prima di un viaggio non si può raccontare poi molto, si riempie una valigia e basta, al ritorno la si ritrova con o qualcosa da lavare e qualcosa in più che magari ci é piaciuto del posto o semplicemnte in quel momento. Quello che riempie maggiormente dopo un viaggio, anche se breve, anche se di lavoro; sono le conoscenze che si fanno, e le esperienze che si assorbono, in certi momenti siamo più ricettivi, forse perché tutto ci appare nuovo e come "turisti" abbiamo occhi spalancati, degli occhi spugna!
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E nel bel mezzo del concerto, quando le nuvole ricoprono la Luna, ma non intimoriscono più come prima, Lorenzo estrae dalla tasca un foglietto ripiegato, e tra stenti dialettali e di tenere il tempo appare quasi goffamente tenero, qualcuno pare ben conoscere quel testo e quella lingua, altri come me semplicemente ne intonano malamente il ritornello…
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Non vi é nulla da fare, é inevitabile, non ci si può oppore e poi perché mai farlo…
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Come posso credere ai racconti epici, alle favole prima che mi siano rimboccate le coperte, a novelle fantastiche degne di un magistrale narratore? Come posso, come potrei, dopo averne tante udite?
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